La Notte dell’Alta Marea (1977)

settembre 17, 2008

   
Scheda del film:

Regia: Luigi Scattini
Soggetto: Luigi Scattini, liberamente tratto dal romanzo “Il Corpo” di Alfredo Todisco
Sceneggiatura: Luigi Scattini
  Vittorio Schiraldi
  Claude Fournier
  Giacomo Rossi Stuart
Con: Anthony Steel
  Annie Belle
  Hugo Pratt
  Pam Grier
  Giacomo Rossi Stuart
  Alain Montpetit
  Gerardo Amato
Fotografia: Benito Frattari
Montaggio: Luigi Scattini
  Graziella Zita
Musiche Originali di: Piero Umiliani
Una Produzione: Carlo Ponti – Fulvio Lucisano
       
Prima Proiezione ITA 19 Maggio 1977
Prima Proiezione FRA 16 Aprile 1980

Sinossi:
Richard, un attempato ma ancora attraente direttore di un’agenzia pubblicitaria a Montreal, incontra Diana, una giovane ragazza ambigua che sembra essere perfetta come modella per il lancio di un nuovo profumo.
Durante una permanenza “forzata” su un’incantevole isola deserta, dove si erano recati  per realizzare il servizio fotografico, Richard si scopre innamorato della giovane Diana, che però si prenderà  crudelmente gioco di lui.

Note del regista:
Con la trilogia di Zeudi Araya, sembrava finita la serie dei film esotici, ma ci fu un ritorno al genere dopo che acquistai, dal giornalista e scrittore Alfredo Todisco, i diritti di un libro intitolato Il Corpo e pubblicato nel 1972.
Grazie ai produttori Carlo Ponti e Fulvio Lucisano nacque così La Notte dell’Alta Marea,  liberamente ispirato al romanzo di Todisco.
Il film fu girato tra il Canada (Montreal) e la Martinica, splendida isola caraibica.

Inizialmente gli interpreti dovevano essere Marcello Mastroianni e una giovanissima ragazza friulana che per me rappresentava l’ideale del personaggio che ispirò Alfredo Todisco: Dalila Di Lazzaro. Ma personaggi molto noti (credo per problemi di gelosia) si opposero e quindi il film saltò.
Poco tempo dopo, con l’aiuto della troupe canadese e di Lucisano, riuscimmo comunque a rimettere in piedi il film, e il ruolo della protagonista fu affidato a una giovanissima attrice platinata poco conosciuta, che il produttore sperava di poter lanciare in Italia.

La parte fu sua, e così nacque professionalmente Annie Belle, senza rimpianti…
Cambiò quindi il cast. Ed è l’ennesima prova di come, nel cinema, si possano cambiare le carte in tavola senza alterare la struttura artistica e tecnica dell’opera.

C’era Anthony Steel (al posto di Mastroianni), attore inglese conosciuto soprattutto come ex marito di Anita Ekberg e famoso per le sue scazzottate e bevute ai tempi della Dolce Vita a Roma,  che era stato due anni prima tra i protagonisti del film Histoire d’O (1975). Purtroppo Steel non comunicava quella carica erotica che imponeva il suo ruolo e che avrebbe dovuto avere nei confronti della sensuale ragazzina. Il motivo era da attribuire al fatto che Steel, a quei tempi, beveva molto e quindi era tutto più difficile. Non solo girare, ma anche trasmettere quelle sensazioni, quello sconvolgimento di passioni che dovevano venire fuori dal film.

C’era Annie Belle, giovanissima attrice francese, capace di sedurre gli uomini con la sua ambigua semplicità, che da poco aveva finito di girare i film La Fine dell’Innocenza e Laure.

C’era Pam Grier, bravissima attrice di colore americana, allora sconosciuta oltre oceano ma già icona del genere blackexploitation in America, grazie a film come Foxy Brown e Sheba. Bellissima, bravissima e con un corpo perfetto. Una vera professionista che ultimamente è tornata alla ribalta grazie a Quentin Tarantino, che l’ha scelta per un ruolo da protagonista in Jackie Brown.

Pam l’avevo notata proprio in uno dei miei viaggi in America e, quando ci trovammo a fare il cast del film, chiesi ai produttori canadesi di contattarla per offrirle un ruolo. Lei accettò subito e così ci ritrovammo insieme su quella meravigliosa isola caraibica.
All’alba, quando mi svegliavo per rivedere il piano di lavorazione, spesso mi capitava di affacciarmi alla finestra dell’albergo e vederla correre con una bellissima tuta bianca. Era così che lei si manteneva in forma e si caricava per poi iniziare a girare.

C’era poi Hugo Pratt, il grande Corto Maltese, che aveva accettato di sostenere una parte di coprotagonista. Non era mai successo prima.
– Perché hai accettato di lavorare con me come attore? – gli domandavo spesso.
Per conoscerti meglio, per studiarti – mi rispondeva sempre, guardandomi profondamente negli occhi…
Con lui girai a Montreal parte del film. Scoprii che avevo ragione perché Hugo si dimostrò un ottimo attore, con una padronanza della recitazione che pochi professionisti hanno.

La sera non si parlava d’altro che di trarre un film dal favoloso Corto Maltese, adorato dai giovani universitari canadesi. Ma anche questo progetto affascinante, che ci vide coinvolti pochi mesi dopo negli studi della De Paolis, in un pomeriggio caldo d’estate, a fare i provini per trovare il vero volto di Corto, non decollò.
Rimase solo l’orizzonte infuocato dei suoi sogni. Gli stessi del suo eroe….
Il progetto di una trasposizione cinematografica di Corto Maltese è infatti rimasto per sempre nel cassetto, non solo nel mio ma anche in quello di Hugo, e l’unica pellicola realizzata sul personaggio Prattiano è un lungometraggio di animazione francese del 2002, che proprio in questi giorni mi è capitato di vedere su Sky, con un po’ di malinconia…

Ero un fan dei dischi di Timmy Thomas, li avevo tutti e li ascoltavo spesso. Soprattutto quel pezzo che lo rese famoso nel ’72: Why can’t we live together?.
Era venuto il momento di pensare alla musica di questo film un po’ melò e decisi così di chiamare Thomas a Miami, per sentire se voleva raggiungermi a Roma, per parlare di questo lavoro. Detto fatto, una sera arrivò a Fiumicino. Aveva visto il film che gli avevo fatto arrivare a Miami ed era stato così preso da voler iniziare subito la sua collaborazione assieme al solito, bravissimo, Piero Umiliani.
Ci fu un’intesa immediata e i due talenti si fusero. Passavamo molte ore nella villa di Piero. E’ così che nacque una bella amicizia, giocando tutti e tre a biliardo… E tra una partita e l’altra, interrompevamo per andare a scrivere la musica. Fu un periodo davvero esaltante.
Thomas quasi sempre era vestito di bianco, comprese le scarpe, e con un sorriso stampato sul viso che lo rendeva simpaticissimo.

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