La Sfinge d’Oro (1967)

 

Scheda del Film:

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Regia: Luigi Scattini
Soggetto: Adalberto Albertini
Rafael Sanchez Campoy  
Sceneggiatura: Adriano Bolzoni
Rafael Sanchez Campoy
Jaime Comas Gil
Con: Anita Ekberg
  Robert Taylor
  Gianna Serra
  Giacomo Rossi Stuart
  Lidia Biondi
  Angel del Pozo
Fotografia: Claudio Racca
Musiche: Roberto Pregadio
  Les Baxter
Una Produzione: IIF Italian International Film

Sinossi:
Un archeologo statunitense (Robert Taylor) studiati alcuni rapporti d’uno scomparso collega, si convince che a sud di Aresh, nel deserto della Nubia, si trova la tomba del faraone Aposis, all’interno della quale dovrebbe trovarsi un sfinge di vetro. Organizza così una spedizione composta da uomini di fatica reclutati al Cairo alla quale si uniscono due avventurieri pronti a tutto, anche ad uccidere. I due, con un sottile stratagemma, trovano la complicità di una collaboratrice dell’archeologo e insieme a lei tentano di impadronirsi del tesoro. La situazione sembra volgere a loro favore, ma il viaggio è ancora pieno di imprevisti…

Note del Regista:
Questo è stato il mio quinto lungometraggio, subito dopo Duello nel Mondo.
Ancora una volta l’Egitto era il protagonista indiscusso di un mio film. Un Egitto bellissimo, sfruttato ancora poco dal cinema italiano e internazionale. L’archeologia mi aveva sempre affascinato e allora, mescolando un po’ di suspense, di amore, di avventura e alcuni reperti archeologici, venne fuori La Sfinge d’Oro.

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Il film sarebbe dovuto uscire nelle sale cinematografiche con un titolo diverso,  La Sfinge di Vetro e infatti  la sfinge opera del bravissimo e famoso Carlo Rambaldi (il creatore di ET, per intenderci) era di cristallo ma poi, dato il successo del film Sette uomini d’oro,  il vetro fu cambiato in oro…

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Il cast era composto da attori importanti e molto noti. Una meravigliosa Anita Ekberg, magrissima come apparve solo in questo film e Robert Taylor, il mito di due generazioni, considerato un vero divo del cinema americano (Troppo amata, Il Ponte di Waterloo, Un americano ad Oxford e tanti, tanti altri film) nonché marito di Barbara Stenwyck.
Accanto a loro, attori spagnoli (Angel del Pozo) e il mio caro amico Giacomo Rossi Stuart, che ha lavorato accanto a me in quasi tutti i miei film. E poi tante, tantissime comparse egiziane.

Avevamo preso come alloggio una casa in mezzo all’acqua, su di un’isola del Nilo di cui ora non ricordo il nome. Era piena di fascino e anche un po’ misteriosa ma quello che ricordo più volentieri di quelle sere a fine lavorazione, era l’arrivo di Robert Taylor con un mazzo di carciofi che puntualmente puliva e cucinava. Si finiva sempre tutti intorno alla tavola, troupe italiana ed egiziana, e stavamo in allegria.

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Che dire di Anita Ekberg? Forse in questo film è stata ancora più bella che nella Dolce Vita di Fellini. Magra, statuaria, con quegli incredibili occhi azzurri che ti piantava addosso. Memorabile fu una carrellata su tutto il suo corpo, partendo dalla pianta del piede per salire su fino alla testa mentre lei, in costume, stava prendendo il sole sulla terrazza.

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L’antagonista di Anita era Gianna Serra che arrivava sulla scia di una affettuosa amicizia con l’avvocato Agnelli. Non sempre il rapporto fra le due andò liscio: entrambe troppo belle e troppo prime donne. Ma per fortuna riuscimmo ad arrivare fino alla fine del film…

Luxor e Abu Simbel fecero da favoloso scenario al film. Come dimenticarsi delle colonne del Tempio di Karnek e della Valle dei Re ? Insomma, bisogna riconoscere che ho sempre scelto dei gran bei posti per girare le scene dei miei film.

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Per ultimo, un aneddoto: a fine lavorazione Robert Taylor venne a Roma, e per festeggiarlo lo portammo a cena da Alfredo, bellissimo ristorante romano sempre in voga,  che in quegli anni frequentavo molto e conoscevo molto bene. A fine cena arrivarono dei suonatori e, in suo onore, accennarono ad alcune note del valzer delle candele. Gli occhi di Robert si coprirono di lacrime:  ricordi, nostalgia, ne aveva ben donde. Il Ponte di Waterloo aveva segnato il suo successo e la sua vita. Mancava solo Viviane Leight a quella tavola…

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Un altro piccolo aneddoto è legato ad Anita:  in un giorno di riposo durante le riprese del film, Anita organizzò un picnic nel pieno deserto. Un posto che raggiungemmo chi a cavallo chi sul cammello. Eravamo in tanti, c’erano anche delle ballerine egiziane che con i loro tamburelli danzavano al suono dei loro strumenti. Molta allegria, molto folklore… ad un certo punto invitarono Anita e altri della troupe ad unirsi alle danze e la Ekberg improvvisò una bellissima danza del ventre.

Il film fu coprodotto dagli americani (American International Pictures, la stessa società che aveva prodotto tutti i film di Roger Corman). In America uscì con il suo titolo originale, The Glass Sphinx, e andò benissimo. In Italia, invece, il film andò solo discretamente.

La musica questa volta non fu affidata al mio amico Piero Umiliani ma a Roberto Pregadio. Nella versione americana del film, uscita l’anno successivo, le musiche furono firmate da Lex Baxter, uno dei più famosi compositori e direttore d’orchestra di Hollywood.

5 risposte a La Sfinge d’Oro (1967)

  1. […] Vai a vedere articolo:  La Sfinge d’Oro (1967) « Luigi Scattini […]

  2. filomeno scrive:

    Creo haber leído en la “Hemeroteca de La Vanguardia”, una noticia, relativa al film, en el sentido de que Robert Taylor sustituyó a Dana Andrews, que había enfermado y no pudo rodar el film.
    Felice 2009

  3. filomeno scrive:

    La Vanguardia, 20 de diciembre de 1966, página 52: “Robert Taylor sustituye a Dana Andrews”

  4. galiciano scrive:

    La Ekberg, demasiado delgada para mi gusto, en este film

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